Riconosciuta dal 1976, la denominazione piemontese Dolcetto d’Asti si differenzia dai territori limitrofi per una precisa particolarità normativa: mentre il disciplinare del Dolcetto d'Acqui esplicita la quota del 100%, qui si prescrivono unicamente vigneti composti dal vitigno Dolcetto, ricavando la purezza dalla formulazione monovarietale. Coltivata in 24 comuni, tra cui Bubbio e Calamandrana, la varietà esige una resa di sole 8,0 tonnellate per ettaro. Per la menzione Superiore, l'affinamento minimo di un anno dal primo gennaio dopo la vendemmia è obbligatorio e innalza l'alcol naturale minimo dall'11,0% al 12,0%, richiedendo sempre l'indicazione dell'annata in etichetta.