Riconosciuta nel 1973, la denominazione Malvasia di Casorzo d'Asti si distingue nel panorama piemontese per un rigido disciplinare che vieta l'uso in etichetta di menzioni come "riserva", "superiore" o "selezionato". Prodotto in soli sette comuni, tra cui Casorzo Monferrato, questo vino dolce e aromatico deve contenere almeno il 90% del vitigno autoctono omonimo. Con una resa massima limitata a 11,0 tonnellate per ettaro, la denominazione esprime la propria identità anche nella tipologia passito: questa variante esige un titolo alcolometrico minimo del 15% e un residuo zuccherino non inferiore a 50 grammi per litro, consolidando un profilo tecnico estremamente specifico e privo di varianti qualitative aggiuntive.