Riconosciuta nel 1973, la DOC Ostuni si differenzia nettamente dalle altre denominazioni pugliesi per la sua specifica base ampelografica: il disciplinare impone infatti l'uso del vitigno Impigno per almeno il 50% dell'uvaggio bianco, affiancato da un minimo del 15% di Francavilla, mentre la versione rossa richiede almeno l'85% di Ottavianello. Questa produzione, che insiste su comuni brindisini come Carovigno e Latiano, prevede una resa massima di 11,0 tonnellate per ettaro e un limite uva-vino del 70%. Pur non prevedendo alcun invecchiamento obbligatorio o categoria riserva, la denominazione conta attualmente zero produttori verificati.