Il Cesanese del Piglio, riconosciuto dal 1973, delimita la sua produzione a soli cinque comuni del Lazio, tra cui Acuto e Serrone. Questa denominazione si distingue nettamente nel panorama regionale per l'obbligo di impiegare almeno il 90% di vitigni Cesanese di Affile o Cesanese comune, limitando i vitigni complementari a una quota marginale. Attualmente gestito da 17 produttori certificati, il disciplinare impone una resa massima di 11 tonnellate per ettaro e un affinamento minimo di quattro mesi. La denominazione raggiunge la massima complessità nella versione Riserva, applicabile solo al Superiore, che richiede venti mesi di invecchiamento complessivo, di cui almeno sei trascorsi obbligatoriamente in bottiglia.
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Il Cesanese del Piglio, riconosciuto dal 1973, delimita la sua produzione a soli cinque comuni del Lazio, tra cui Acuto e Serrone. Questa denominazione si distingue nettamente nel panorama regionale per l'obbligo di impiegare almeno il 90% di vitigni Cesanese di Affile o Cesanese comune, limitando i vitigni complementari a una quota marginale. Attualmente gestito da 17 produttori certificati, il disciplinare impone una resa massima di 11 tonnellate per ettaro e un affinamento minimo di quattro mesi. La denominazione raggiunge la massima complessità nella versione Riserva, applicabile solo al Superiore, che richiede venti mesi di invecchiamento complessivo, di cui almeno sei trascorsi obbligatoriamente in bottiglia.