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Sulle terre presso la Fortezza di Civitella, dove un titolo baronale del XV secolo si posò su suoli calcarei affacciati verso l'Appennino, Barone Cornacchia coltiva sei denominazioni abruzzesi. L'arco copre i rossi di Montepulciano, Villamagna e Controguerra, il rosato Cerasuolo e i bianchi Trebbiano e Abruzzo: un catalogo che tiene insieme le principali espressioni della viticoltura regionale. L'esposizione collinare e il respiro dell'Adriatico imprimono a Montepulciano e Trebbiano una precisione minerale riconoscibile. La vicenda tecnica dell'azienda pesa quanto quella territoriale. Nel 1900 il Barone Filippo Vizzarro rilanciò la viticoltura lavorando per selezione clonale, e da quei filari uscì il Montepulciano R/7 Biotipo Teramano, divenuto per due generazioni il clone di riferimento dell'intero Abruzzo. È un lascito che ha superato i confini dell'azienda per entrare nel patrimonio genetico regionale. Oggi la certificazione biologica protegge quell'eredità viva, legando la memoria della selezione a una gestione del vigneto attenta all'equilibrio del suolo e alla continuità della pianta.
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