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Da Galluccio, sui suoli vulcanici dell'alto Casertano, Silvia Aumais governa un ventaglio di cinque denominazioni protette che disegna quasi per intero la geografia enologica della zona. L'Aglianico è il filo conduttore e attraversa tre di esse — Falerno del Massico, Galluccio e Terre del Volturno — mentre le altre due, Aversa e Roccamonfina, allargano il raggio verso l'area asprinia e le pendici del vulcano spento. Accanto all'Aglianico convivono autoctoni come il Piedirosso e la Coda di Volpe, che aprono il registro dei bianchi. Il portafoglio spazia così dai rossi che chiedono almeno dodici mesi di affinamento fino ai bianchi frizzanti sotto l'11% di alcol, in un arco stilistico ampio ma tenuto insieme da un denominatore comune: la matrice minerale della Campania e i microclimi continentali dell'entroterra. Cinque etichette che, più che moltiplicare le varietà, mappano le diverse voci di uno stesso territorio vulcanico.
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